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	<title>Metacibica</title>
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	<description>Ognitantile di arte e varia umanità</description>
	<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 16:43:40 +0000</pubDate>
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		<title>Non mi piacciono i cuochi d&#8217;artificio</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2007 16:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="228" height="310" align="left" src="http://metacibica.san-lorenzo.com/files/mostri.jpg" alt="mostri.jpg" />Sono alcune delle creazioni di tal  Kuniko Maeda, designer giapponese che, <a href="http://www.fornaioamico.it/cms/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=272">sostengono</a> i suoi estimatori, &quot;vuol farci riflettere sulle abitudini legate al cibo&quot; e  mettere in luce relazioni finora solo implicite &quot;attraverso la provocazione dello stupore&quot;.&nbsp; Le qui presenti facce sarebbero &quot;cultural look&quot;, ovvero ingredienti della cucina olandese su visi giapponesi e viceversa. Cos&igrave; recita la didascalia impressa suul <a href="http://www.kunikomaeda.com/">sito</a> del sopracitato Kuniko Maeda, che riporta estemporanee creazioni relative ad abiti ed accessori e soprattutto mirabilia a base di cibo, tipo la tovaglia fatta con un patchwork di fette di bresaola e sottilette; accurati studi sui colori che il pane da toast produce quando secca e ammuffisce; tappeti persiani a base di olive, cubetti di formaggio e rondelle di wurstel. Dice che il suo &egrave; un lavoro frutto dell&#8217;incrocio e della contaminazione reciproca fra cibo, moda, nutrimento. Mah. Tenderei a considerare tutto questo come il parto di un cuoco d&#8217;artificio: un&#8217;esplosione sorprendente e colorata, davvero, ma che svanisce in un lampo cos&igrave; com&#8217;&egrave; arrivata, lasciando semmai un po&#8217; di puzza di fumo. Di arrosto, qui, neanche a parlarne.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/03/non_mi_piacciono_i_cuochi_dart.html#more-3" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Salute in pillole e in tavolette</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Feb 2007 21:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="318" height="234" align="left" src="http://metacibica.san-lorenzo.com/files/chocopirina.jpg" alt="chocopirina.jpg" />Non ho ancora capito se sar&agrave; venduta in pasticceria o in farmacia la <a href="http://www.puntobar.com/index.php?Center=News&amp;NotiziaEsiste=Si&amp;id=21711&amp;finoAQuanto=&amp;paginaAttuale=&amp;pagineEffettive=&amp;messaggioAttuale=&amp;Categoria=L%20evento&amp;LinguaParametro=Italiano&amp;Chiamante=&amp;TipoRicerca=&amp;ParolaChiave=">Chocopirin-A</a>, che <a href="http://www.truffini.it/">Truffini &amp; Regg&egrave; Farmaceutici</a> sta cominciando a produrre per <a href="http://www.costruttorididolcezze.it/#">Costruttori di Dolcezze</a>: pillole di cioccolata fondente con vitamina A e C. La cioccolata &egrave; buona, nutriente, tira su l&#8217;umore e ha mille virt&ugrave;; se poi ci si aggiungono le vitamine, diventa praticamente un toccasana. Ma tu pensa: mordere una tavoletta e poi farsi una spremuta d&#8217;arance. Oppure aprire la borsetta, far scivolare con discrezione una pillola in mano e inghiottire. C&#8217;&egrave; in mezzo la stessa differenza che passa fra un piatto casalingo di tagliatelle ai funghi e una di quelle creazioni rarefatte ed eteree che i ristoranti&nbsp; producono con i medesimi ingredienti. La differenza fra struttura e sovrastruttura, insomma. Mah. Penso che morder&ograve; la tavoletta.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/02/salute_in_pillole_e_in_tavolet.html#more-4" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Lo spaghetto della storia</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Feb 2007 19:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un articolo bello e delicato, scritto anche con un filo di auto ironia, quello con cui la giornalista Kim Severson <a href="http://www.nytimes.com/2007/02/21/dining/21sauce.html?pagewanted=1&amp;8dpc&amp;_r=1">racconta</a> sul New York Times gli spaghetti di casa sua - la madre &egrave; figlia di emigranti&nbsp; italiani -e il viaggio nel paese della nonna materna, in Abruzzo, alla ricerca del del vero, autentico sapore degli spaghetti con la salsa al pomodoro, la cui ricetta &egrave; arrivata fino a lei al di l&agrave; dell&#8217;Atlantico attraverso tre generazioni di donne. Inutile dirlo, nel sugo che accompagna gli spaghetti abruzzesi Kim Severson non trova le polpettine di carne, e nemmeno origano, aceto, peperoncini sottolio o coscie di pollo. E cos&igrave; cerca a ritroso quando e perch&egrave; il sugo degli italiani d&#8217;America &egrave; diventato cos&igrave; diverso da quello degli Italiani d&#8217;Italia: probabilmente molto presto, non appena l&#8217;America si &egrave; materializzata in un&#8217;abbondanza di carne.&nbsp; D&#8217;altra parte ovunque,&nbsp; come nelle nostre cucine, la storia&nbsp; del cibo si dipana quotidianamente senza prender nota di date e dosi esatte: &egrave; fattra di filiazioni, di mutazioni e di incroci, e mai si ripete uguale a se stessa. A nessuno riesce il sugo esattamente come lo faceva la mamma, anche se ci si mettono gli stessi ingredienti: i sughi sono come le persone, mai uguali a se stesse nel tempo che passa.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/02/lo_spaghetto_della_storia.html#more-5" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Dedicato a chi non sa mangiare gli spaghetti</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Feb 2007 16:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="350" height="240" align="right" alt="radiografia.jpg" src="http://metacibica.san-lorenzo.com/files/radiografia.jpg" />Non bisogna mangiare gli spaghetti con il cucchiaio: bisogna invece arrotolarli con la forchetta. Questa operazione, per noi elementare, non riesce bene agli stranieri: e la radiografia mostra le conseguenze.&nbsp; E&#8217; <a href="http://www.news.com.au/story/0,10117,20991077-2,00.html">capitato</a> ad una donna di Sidney, in Australia. Per toglierle il cucchiaio dall&#8217;esofago i medici hanno trafficato per un ora e mezzo. <br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/02/dedicato_a_chi_non_sa_mangiare.html#more-6" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Un toast con teschio e tibie</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Feb 2007 17:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="249" height="350" align="right" alt="skully.jpg" src="http://metacibica.san-lorenzo.com/files/skully.jpg" /> Non so che faccia farei se mi mettessero davanti questo atto di pirateria culinaria: un toast con sopra il teschio e le tibie. Vendono il tostapane in grado di sputar fuori questa meraviglia a 32,95 euro (neanche caro) in un <a href="http://www.tomwet.de/shop/catalog/product_info.php?products_id=620">negozio di gadget</a> on line, e non capisco una parola della didascalia, che &egrave; in tedesco. Mi piacerebbe che questo tostapane fosse un&nbsp; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Memento_mori">memento mori</a> da guardare ogni giorno al momento della prima colazione. Temo invece che faccia l&#8217;occhiolino alla zuppa di coccodrillo e ai ragazzi di capitan Findus.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/02/un_toast_con_teschio_e_tibie.html#more-7" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Le uova delle nonne di New York</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2007 20:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A New York si sono ricordati della nonna vecchia maniera. Una nonna con galline libere razzolanti nell&#8217;aia, capace di acchiapparne una e di toccarle la pancia con tatto esperto per appurare se stava per fare l&#8217;uovo, nel qual caso tornava libera, oppure no: e allora finiva in pentola. Ma&nbsp; le nonne a volte sbagliavano, e nella pancia della gallina comparivano delle uova non ancora completamente formate: solo il tuorlo pi&ugrave; o meno piccolo, a volte un po&#8217; di albume, mai il guscio. Quelle uova non deposte erano spartite a mo&#8217; di ghiotto boccone fra i nipoti: &egrave; cos&igrave; che le ho a suo tempo assaggiate. Ora un cuoco a New York ha lanciato <a href="http://www.nytimes.com/2007/02/07/dining/07eggs.html?_r=1&amp;oref=slogin">la moda</a> delle uova non ancora deposte: ci prepara piattini raffinati, ci impasta tagliatelle di lusso. E si sprecano gli elogi per l&#8217;aroma delicato, per il sapore impagabile, per un mitico buon tempo antico associato ai ricordi delle persone che, come me, avevano assaggiato quelle stesse uova tanti anni fa, alla tavola della nonna. Solo che le&nbsp; uova non deposte vengono recuperate dalle ovaiole di fine carriera, la cui carne non vale praticamente nulla e che il pi&ugrave; delle volte vengono addirittura incenerite: e gi&agrave; si fiuta il business, gi&agrave; si pensa al prezzo che potrebbe raggiungere quella merce finora considerata uno scarto. Storco il naso. Una costosa raffinatezza producibile in scala industriale non sar&agrave; mai un boccone raro che per puro caso, a sorpresa, scopri nella pentola e nel piatto.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/02/le_uova_delle_nonne_di_new_yor.html#more-8" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Elogio dell&#8217;uovo primario</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jan 2007 22:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito della differenza fra cibo e roba da mangiare, e a proposito dei sapori primari di cui parlavo <a href="http://blogs.san-lorenzo.com/metacibica/2007/01/post_18.html">ieri</a>, mi &egrave; venuto in mente l&#8217;uovo. Crudo, fresco, bevuto dal guscio. Pu&ograve; piacere o no, per&ograve; &egrave; un sapore cos&igrave; &quot;primario&quot; e cos&igrave; solitamente annegato da manipolazioni e cotture che ho invano scartabellato sul web per trovare qualcosa di riferibile alle mie esperienze personali. Esse avvennero quando di salmonella ancora non si parlava, e furono dovute al fatto che sulla mia infanzia si riversarono gli ultimi frammenti della tradizione contadina secondo cui l&#8217;uovo crudo &egrave; il migliore dei ricostituenti. Mi venivano somministrate&nbsp; le uova appena scodellate nel pollaio della zia, con modalit&agrave; rispetto alle quali l&#8217;antenato del prayrie oster citato <a href="http://www.dadoweb.altervista.org/pagine/cocktailpas1.htm">qui</a> &egrave; gi&agrave; una ricetta di cucina. Si faceva cos&igrave;: un buchetto in cima all&#8217;uovo, un forellino con l&#8217;ago dalla parte opposta. Inclinare lievemente la nuca all&#8217;indietro come per bere alla bottiglia, accostare il buchetto alle labbra e succhiare. Prima usciva l&#8217;albume, alquanto viscidino in verit&agrave;, e poi il tuorlo, quello s&igrave; secondo me vellutato e saporito. In caso di sfiga, un ultimo rimasuglio di albume ne cancellava il gusto. Fra tutti gli alimenti, l&#8217;uovo &egrave; probabilmente quello che meno si &egrave; trasformato in &quot;roba da mangiare&quot;: le galline ora vivono <a href="http://www.infolav.org/lenostrecampagne/allevamenti/gallineovaiole/index.htm">ben peggio</a> di quelle libere nel pollaio della zia, ma l&#8217;uovo &egrave; sempre l&igrave;, uguale a se stesso, semmai solo <a href="http://www.ministerosalute.it/alimenti/sicurezza/sicApprofondimento.jsp?lang=italiano&amp;label=alip&amp;id=215">addizionato</a> degli accorgimenti igienici per l&#8217;imballaggio. Eppure il sapore primario dell&#8217;uovo chi lo conosce pi&ugrave;? Non c&#8217;entra la nostalgia del (presunto) buon tempo gastronomico antico con questo mio elogio dell&#8217;uovo primario: anzi sono convinta che anche padri, nonni e bisnonni si siano trovati nel piatto una gran quantit&agrave; di&nbsp; roba da mangiare davvero pessima. Ma ne parler&ograve; un&#8217;altra volta.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/01/elogio_delluovo_primario.html#more-9" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Il cibo e la roba commestibile</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 16:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete notato? Il cibo sta sparendo dai negozi. E&#8217; sempre pi&ugrave; difficile trovare due micchette di pane, un cespo di insalata, un barattolo di yogurt. Al loro posto c&#8217;&egrave; della roba commestibile - non oso chiamarla cibo, appunto - dotata di etichette che promettono nutrimento, vitamine, leggerezza, pancia piatta, longeva salute, energia, vigore e quant&#8217;altro: la confezione di pane a cassetta&nbsp; ai non so quanti cereali o a basso contenuto di sodio; la vaschetta che incapsula foglie spezzettate di lattuga, chicchi di mais e un po&#8217; di altre varie ed eventuali;&nbsp; un beveraggio a base di latte e di questo o quel bacillo. Fino ad arrivare, meraviglia delle meraviglie, al <a href="http://www.foxnews.com/story/0,2933,247079,00.html">bombolone con caffeina incorporata</a>, per assorbire una sferzata di vigore mattutino senza amareggiarsi la bocca col caff&egrave;.&nbsp; Sar&agrave;. Io per&ograve; al mattino preferisco un dolce&nbsp; - possibilmente il croissant, non il bombolone - con a lato una bella tazza di caff&egrave; rigorosamente senza zucchero: perch&egrave; il caff&egrave;, secondo me, pi&ugrave; &egrave; amaro pi&ugrave; &egrave; buono. E&#8217; uno di quei sapori che oserei definire &quot;primari&quot;, come il rosso, il giallo e il blu da cui si ottengono tutti gli altri colori. Lo stesso discorso vale per il sapore del pane, dello yogurt naturale, dell&#8217;insalata fresca: e di l&igrave; in poi la salute si coltiva semplicemente alzandosi da tavola con ancora un pochino di fame.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/01/il_cibo_e_la_roba_commestibile.html#more-10" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>A cena con il fantasma</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 17:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe come cenare con un fantasma. Non mi piace per niente la novit&agrave; annunciata dal <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2007/01/22/nvirtual22.xml">Telegraph</a> (<a href="http://www.datamanager.it/articoli.php?idricercato=17998">qui</a> una breve ripresa in italiano) della tavola virtuale. Funziona cos&igrave;: ognuno mangia a casa sua ma, sulle pareti, proietta le immagini di commensali con cui comunicare via computer. E&#8217; un surrogato del dialogo peggiore della chat, che si limita (si fa per dire) a cancellare le intonazioni della voce, le espressioni del volto e del corpo. Queste verrebbero in qualche modo restituite dalla cena in videoconferenza: ma il piacere di cucinare per qualcuno? Di portare in tavola ci&ograve; che piace all&#8217;altro, e non importa se &egrave;&nbsp; un piatto laborioso o un umile rancio scaldato nel microonde? E il servirsi a vicenda, spartirsi le porzioni, cedersi l&#8217;un l&#8217;altro le patate pi&ugrave; croccanti, i funghetti del sugo finiti sotto il cumulo della pastasciutta&#8230; Cenare in compagnia di un fantasma, sia pure dalle sembianze note, &egrave; peggio di essere soli col piatto di fronte alla televisione: non fa che rendere ancora pi&ugrave; forte la solitudine e la lontananza.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/01/a_cena_con_il_fantasma.html#more-11" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Contro la volgarità del brodo allungato</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jan 2007 18:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariaferdinanda</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi rendete conto di come maltrattano ingiustamente il brodo? Mi &egrave; venuto in mente leggendo notizie assolutamente scollegate che hanno in comune un modo di dire, &quot;allungare il brodo&quot;, applicato nella fattispecie alle <a href="http://www.studiocelentano.it/newsflash_dett.asp?id=23638">lauree</a>, ai <a href="http://www.sat-zone.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=3121&amp;Itemid=72">telefilm</a>, alle <a href="http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=62952">trattative</a> fra governo e sindacati. Al brodo viene assegnata una connotazione negativa: diventa un liquido che pu&ograve; subire un numero imprecisato di aggiunte d&#8217;acqua prima di perdere definitivamente le sue caratteristiche.&nbsp; Chi parla cos&igrave; si &egrave; mai chiesto quanti modi ci sono di fare un brodo, e a quante sfumature di sapore essi possono corerispondere? C&#8217;&egrave; l&#8217;esecrabile brodo di dado perlopi&ugrave; a base di glutammato. C&#8217;&egrave; il brodo di carne (ovvero a scelta di pollo, manzo, testina, cappone); il brodo di pesce, con o senza vino bianco, con o senza altri aromi; il brodo di verdure, con o senza soffritto iniziale.&nbsp; Il brodo profumato come la pentola che la mamma teneva sul fuoco in eterna lenta ebollizione alla vigilia delle feste grandi. Altro che qualcosa di spregiativamente allungabile: il brodo, quello vero, &egrave; un mito.<br />
 <a href="http://metacibica.san-lorenzo.com/2007/01/contro_la_volgarita_del_brodo_.html#more-12" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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