Mi sono imbattuta in rete in una di quelle elucubrazioni mentali che personalmente evito come la peste. Un tale si chiede nientepopodimeno che sul Washington Post: bisogna negarsi il dessert perchè la magrezza è socialmente richiesta? Oppure bisogna mangiarlo perchè è altrettanto socialmente richiesto gradire qualcosa di dolce a fine pasto?
Ecco, credo che il punto sia questo: mandare a quel paese il socialmente richiesto in materia alimentare, per sè e per i propri figli. Il corpo sa regolarsi: basta ascoltarlo, basta imparare, ed insegnare, ad ascoltarlo. Detesto i genitori che decidono quanto cibo devono mangiare i bambini, e che non lasciano loro la libertà di rifiutare un sapore che li disgusta, sia esso quello dei fagioli o del formaggio. Detesto le maestre che, alla mensa scolastica, applicano questi stessi principi chiamandoli "educazione alimentare". Ho ancora un conto in sospeso con la maestra che forzò mia figlia, allora piccolina, a mangiare le carote che la schifavano: e lei, giustamente, glie le vomitò seduta stante sui piedi.
Questo non significa crescere i figli in regime di anarchia alimentare: ci sono pranzo e cena, ci sono colazione e merenda. I fuoripasto ogni tanto ci possono stare, ma come strappi alla regola. Hai fame? Mangi. Non hai fame? Quando ti verrà, mangerai. Non ti piacciono gli spinaci? Vabbè, non prenderli. Cerca di metterti nel piatto porzioni moderate e poi, se ti senti, serviti ancora, un po’ per volta, finchè non ti basta. Impara ad annusare con discrezione il cibo, impara a riconoscere la presenza di additivi, aromatizzanti, conservanti: se ti accorgi che ci sono (e si sentono, eccome se si sentono!), cerca di evitare.
Se imparano questo, i bambini magari gradiscono una merendina industriale, ma ben difficilmente la seconda e, se possono scegliere, danno la preferenza ad altro. Non si è mai visto un bambino che, avendo cibo a disposizione, sia morto volontariamente di fame. I problemi vengono in seguito, se non ha imparato ad ascoltare il proprio corpo, se gli adulti gli hanno costruito sul cibo delle sovrastrutture che nascondono le due coppie di opposti fondamentali e istintivi: fame-sazietà, buono-disgustoso.
Manderei al rogo le dietiste che salgono in cattedra per corsi scolastici durante i quali sviscerano la piramide alimentare ma non insegnano a riconoscere l’odiosa presenza del glutammato nella maggioranza dei piatti pronti in vendita al supermercato, e il fetido aroma di nitriti e nitrati che ti resta in bocca quando mangi un insaccato ripieno di conservanti. Sono una piaga dell’umanità le mense scolastiche per come le ho conosciute io attraverso mia figlia, e gli zelanti parenti convinti che i bambini a tavola debbano essere forzati a mangiare tutto e di più. Il mio tempo è passato, contro queste cose ho già combattuto: non è stata una battaglia facile, ma, insomma, ce l’ho fatta. E’ tempo di passare la mia filosofia a chi è più giovane di me.
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Scritto da mariaferdinanda alle 17:31, in serendipity
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