Metacibica

Ognitantile di arte e varia umanità

Archivio della Categoria 'de gustibus...'

19 Settembre 2006

Porcino e cappuccino

E’ sempre istruttivo osservare che fine fanno i nostri sapori nei piatti altrui. Ne risulta più o meno l’espressione che un autentico cinese assumerebbe davanti agli involtini primavera e al riso alla cantonese serviti qui da noi. Più o meno: perchè ritengo che vada oltre ogni ragionevole limite il trattamento riservato in India ai funghi italiani, che ultimamente vanno molto di moda nei ristoranti più chic. Ho appreso di una "lobster and porcini cappuccino soup", dove "lobster" starebbe per "aragosta", "soup" per "zuppa": e il resto lo lascio alla più perversa fantasia di ciascuno.
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21 Luglio 2006

Bleah, lo yogurt gasato

yogsda.jpg E’ una delle ultime americanate che ho trovato nel web. A loro piace sfrizzolarsi il velopendulo…
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17 Luglio 2006

Il giro del mondo in varie schifezze

Ha sicuramente lo spirito del pioniere Stefan Gates, food writer che ha girato Cina, Afghanistan e Corea del Sud per trovare cibi estremi. Il frutto delle sue ricerche sarà trasmesso domani, martedì, dalla Bbc,sul cui sito Internet sono pubblicate alcune gustose anticipazioni: gobba di cammello stufata, vescica di carpa, scorpioni fritti, lumaconi di mare, larve di baco da seta, rane essicate, testicoli di maiale.
Io però suggerirei a Stefan Gates di non andare così lontano, e di fare invece un giro per l’italico stivale, dove, fra l’altro, potrà gustare il pane ca meusa palermitano e la pajata romana. E se non li trovasse abbastanza hard per i suoi gusti, mandatemelo: posso sempre preparargli una bagna cauda come si deve. Solo olio, burro, acciughe e aglio, tanto aglio, senza tutte quelle schifezze tipo pinoli e panna recentemente suggerite per alleggerire la ricetta. Chi fin dalla più tenera infanzia è abituato a mangiarla, andrà sicuramente in visibilio per una bagna cauda vecchio stile. E gli altri, Stefan Gates compreso, se anche riusciranno ad assaggiarla non sapranno fronteggiare gli effetti collaterali nel day after.
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14 Luglio 2006

Filippine, che pizza!

Qualcuno vuol fare affari nelle Filippine? Cercano persone disposte ad aprire in franchising locali della catena Lots ‘A Pizza, in cui si servono serial pizze adeguate al gusto locale. Il menù lascia presumere che fra gli ingredienti di alcune pizze ci siano anche manzo, rosbeef e bacon. Sono contemplate poi tre MexiPizza, una delle quali si chiama "Ariba chicken", e una versione in cui il disco di pasta costituisce il supporto degli spaghetti. Chi volesse lanciarsi nel business, può cominciare da qua.
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16 Novembre 2005

Al ristorante con la toga

E’ trendy, mi dicono, andare al ristorante vestiti da antichi romani (1, 2, 3, 4), anche se non posso fare a meno di chiedermi dov’è il confine fra la carnevalata d’epoca e la storia, che in my humble opinion è e resta una cosa seria. Comunque una cosa seria è, o dovrebbe essere, questa ricostruzione di un banchetto degli antichi romani, tenuta a battesimo dal Gruppo archeologico napoletano. Si svolge domani, giovedì, all’ Herakles Taberna Vinaria di Ercolano, prezzo 30 euro, con piatti tratti dal ricettario di Apicio e provvisti dell’originario nome latino.
Vabbè. A furia di assaggiare e riprovare, pare si ottengano ottimi risultati sulla base delle ricette dell’antica Roma. Ma vogliamo guardarci dentro, a questi piatti di Apicio che saranno serviti a Ercolano? Salsa “cattabia”. Ingredienti: pepe, menta, formaggio, pinoli, miele, aceto, tuorli d’uovo, cocomero, capperi, fegato di gallina, salsa liquamen (un nome, una garanzia) che era a base di interiora di pesce fermentate. Colore scuro, sapore acuto, odore acre e sul resto caliamo un pietoso velo. “Patina cotidiana” (qui, paragrafo 15) che suonerebbe come “piatto quotidiano” e che vorrebbe essere un antenato delle mai abbastanza lodate lasagne. Solo che al posto del ragù e della besciamella c’era una mistura costituita da: uova, il summenzionato liquamen, vino passito, olio, trito pollo, pesce e mammella di scrofa.
Al momento del dessert, la cena d’epoca di Ercolano consente di respirare con la “cassata di Oplonti”, ricetta ispirata ad un dolce affrescato in una villa patrizia. Ispirata, e menomale, perché così ci saranno dentro frutta secca cotta nel miele, ricotta e frutta fresca. I dolci di Apicio erano: datteri snocciolati, riempiti di pepe (o di noci tritate, o di pinoli), fritti nel miele cotto e cosparsi di pepe. Oppure sedani ammollati nel latte, passati a cuocere in forno, cosparsi di miele e serviti caldi. Se qualcuno vuol favorire…
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19 Ottobre 2005

Metti un’iguana a cena

Per ragioni tutte mie sto interessandomi di Cristoforo Colombo e del fatidico 1492. Così mi è capitato fra le mani il resoconto di un banchetto cui parteciparono gli spagnoli e gli indigeni taino, prima che le cose degenerassero e che iniziasse il genocidio. Fu servito quello che secondo i taino era “il migliore e il più delicato cibo che si possa trovare, e cibo da signori”, ossia un’iguana lessa. Gli spagnoli, dopo una certa qual perplessità iniziale, ne furono entusiasti, e infatti è andata perduta moltissima parta della cultura taino, ma non il loro modo di cucinare un’iguana. Ossia: sventrarla, squamarla, lavarla, metterla in un recipiente di terracotta con poca acqua e un po’ di peperoncino rosso (altro elemento della cultura taino giunto fino a noi, e con ben maggior fortuna dell’iguana lessa), farla bollire lentamente su un fuoco di legno profumato che non faccia fumo. Mentre si abbuffavano di iguana, gli spagnoli commentarono che “la soavità di questa carne passava di gran longa quella dei pavoni, fagiani e pernici”. Posto qui, a beneficio del mio amico appena tornato da Monaco di Baviera che non riesce a superare lo shock culturale prodottogli da una “pizza al minestrone” trovata nel menù (in italiano) di una locale pizzeria.
(per chi ama i dettagli: il banchetto con l’iguana è in “De orbe novo” di Pietro Martire d’Anghiera)
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