E’ trendy, mi dicono, andare al ristorante vestiti da antichi romani (1, 2, 3, 4), anche se non posso fare a meno di chiedermi dov’è il confine fra la carnevalata d’epoca e la storia, che in my humble opinion è e resta una cosa seria. Comunque una cosa seria è, o dovrebbe essere, questa ricostruzione di un banchetto degli antichi romani, tenuta a battesimo dal Gruppo archeologico napoletano. Si svolge domani, giovedì, all’ Herakles Taberna Vinaria di Ercolano, prezzo 30 euro, con piatti tratti dal ricettario di Apicio e provvisti dell’originario nome latino.
Vabbè. A furia di assaggiare e riprovare, pare si ottengano ottimi risultati sulla base delle ricette dell’antica Roma. Ma vogliamo guardarci dentro, a questi piatti di Apicio che saranno serviti a Ercolano? Salsa “cattabia”. Ingredienti: pepe, menta, formaggio, pinoli, miele, aceto, tuorli d’uovo, cocomero, capperi, fegato di gallina, salsa liquamen (un nome, una garanzia) che era a base di interiora di pesce fermentate. Colore scuro, sapore acuto, odore acre e sul resto caliamo un pietoso velo. “Patina cotidiana” (qui, paragrafo 15) che suonerebbe come “piatto quotidiano” e che vorrebbe essere un antenato delle mai abbastanza lodate lasagne. Solo che al posto del ragù e della besciamella c’era una mistura costituita da: uova, il summenzionato liquamen, vino passito, olio, trito pollo, pesce e mammella di scrofa.
Al momento del dessert, la cena d’epoca di Ercolano consente di respirare con la “cassata di Oplonti”, ricetta ispirata ad un dolce affrescato in una villa patrizia. Ispirata, e menomale, perché così ci saranno dentro frutta secca cotta nel miele, ricotta e frutta fresca. I dolci di Apicio erano: datteri snocciolati, riempiti di pepe (o di noci tritate, o di pinoli), fritti nel miele cotto e cosparsi di pepe. Oppure sedani ammollati nel latte, passati a cuocere in forno, cosparsi di miele e serviti caldi. Se qualcuno vuol favorire…
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Scritto da mariaferdinanda alle 22:30, in de gustibus...
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