Metacibica

Ognitantile di arte e varia umanità

Archivio di Febbraio 2007

25 Febbraio 2007

Salute in pillole e in tavolette

chocopirina.jpgNon ho ancora capito se sarà venduta in pasticceria o in farmacia la Chocopirin-A, che Truffini & Reggè Farmaceutici sta cominciando a produrre per Costruttori di Dolcezze: pillole di cioccolata fondente con vitamina A e C. La cioccolata è buona, nutriente, tira su l’umore e ha mille virtù; se poi ci si aggiungono le vitamine, diventa praticamente un toccasana. Ma tu pensa: mordere una tavoletta e poi farsi una spremuta d’arance. Oppure aprire la borsetta, far scivolare con discrezione una pillola in mano e inghiottire. C’è in mezzo la stessa differenza che passa fra un piatto casalingo di tagliatelle ai funghi e una di quelle creazioni rarefatte ed eteree che i ristoranti  producono con i medesimi ingredienti. La differenza fra struttura e sovrastruttura, insomma. Mah. Penso che morderò la tavoletta.
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24 Febbraio 2007

Lo spaghetto della storia

E’ un articolo bello e delicato, scritto anche con un filo di auto ironia, quello con cui la giornalista Kim Severson racconta sul New York Times gli spaghetti di casa sua - la madre è figlia di emigranti  italiani -e il viaggio nel paese della nonna materna, in Abruzzo, alla ricerca del del vero, autentico sapore degli spaghetti con la salsa al pomodoro, la cui ricetta è arrivata fino a lei al di là dell’Atlantico attraverso tre generazioni di donne. Inutile dirlo, nel sugo che accompagna gli spaghetti abruzzesi Kim Severson non trova le polpettine di carne, e nemmeno origano, aceto, peperoncini sottolio o coscie di pollo. E così cerca a ritroso quando e perchè il sugo degli italiani d’America è diventato così diverso da quello degli Italiani d’Italia: probabilmente molto presto, non appena l’America si è materializzata in un’abbondanza di carne.  D’altra parte ovunque,  come nelle nostre cucine, la storia  del cibo si dipana quotidianamente senza prender nota di date e dosi esatte: è fattra di filiazioni, di mutazioni e di incroci, e mai si ripete uguale a se stessa. A nessuno riesce il sugo esattamente come lo faceva la mamma, anche se ci si mettono gli stessi ingredienti: i sughi sono come le persone, mai uguali a se stesse nel tempo che passa.
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Dedicato a chi non sa mangiare gli spaghetti

radiografia.jpgNon bisogna mangiare gli spaghetti con il cucchiaio: bisogna invece arrotolarli con la forchetta. Questa operazione, per noi elementare, non riesce bene agli stranieri: e la radiografia mostra le conseguenze.  E’ capitato ad una donna di Sidney, in Australia. Per toglierle il cucchiaio dall’esofago i medici hanno trafficato per un ora e mezzo.
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23 Febbraio 2007

Un toast con teschio e tibie

skully.jpg Non so che faccia farei se mi mettessero davanti questo atto di pirateria culinaria: un toast con sopra il teschio e le tibie. Vendono il tostapane in grado di sputar fuori questa meraviglia a 32,95 euro (neanche caro) in un negozio di gadget on line, e non capisco una parola della didascalia, che è in tedesco. Mi piacerebbe che questo tostapane fosse un  memento mori da guardare ogni giorno al momento della prima colazione. Temo invece che faccia l’occhiolino alla zuppa di coccodrillo e ai ragazzi di capitan Findus.
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10 Febbraio 2007

Le uova delle nonne di New York

A New York si sono ricordati della nonna vecchia maniera. Una nonna con galline libere razzolanti nell’aia, capace di acchiapparne una e di toccarle la pancia con tatto esperto per appurare se stava per fare l’uovo, nel qual caso tornava libera, oppure no: e allora finiva in pentola. Ma  le nonne a volte sbagliavano, e nella pancia della gallina comparivano delle uova non ancora completamente formate: solo il tuorlo più o meno piccolo, a volte un po’ di albume, mai il guscio. Quelle uova non deposte erano spartite a mo’ di ghiotto boccone fra i nipoti: è così che le ho a suo tempo assaggiate. Ora un cuoco a New York ha lanciato la moda delle uova non ancora deposte: ci prepara piattini raffinati, ci impasta tagliatelle di lusso. E si sprecano gli elogi per l’aroma delicato, per il sapore impagabile, per un mitico buon tempo antico associato ai ricordi delle persone che, come me, avevano assaggiato quelle stesse uova tanti anni fa, alla tavola della nonna. Solo che le  uova non deposte vengono recuperate dalle ovaiole di fine carriera, la cui carne non vale praticamente nulla e che il più delle volte vengono addirittura incenerite: e già si fiuta il business, già si pensa al prezzo che potrebbe raggiungere quella merce finora considerata uno scarto. Storco il naso. Una costosa raffinatezza producibile in scala industriale non sarà mai un boccone raro che per puro caso, a sorpresa, scopri nella pentola e nel piatto.
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