Metacibica

Ognitantile di arte e varia umanità

Archivio di Dicembre 2006

28 Dicembre 2006

Senza neanche il conforto di una “schiscetta”

Non finisco mai di stupirmi per  quanto è cambiato il modo di mangiare a mezzogiorno. Anni Sessanta: tutti a tavola. La mater familias aveva adeguatamente spignattato in mattinata e ammanniva primo, secondo, contorno e frutta ai figli che avevano finito la scuola e al marito rincasato per un paio d’ore dall’ufficio. Poi è venuta l’ora delle mense scolastiche ed aziendali, ma anch’esse sono tramontate con l’avvento di  part time, lavori atipici, orari frammentati quanto è frammentato il lavoro: solo il 18 per cento degli italiani che pranzano fuori casa per lavoro, dice l’ultimo sondaggio,  ha il pur rude conforto di una mensa. Gli altri, ormai inavvicinabile la frequentazione quotidiana del ristorante, ingoiano panini e pizze, oppure si portano da casa - pardon, dal supermercato - una confezione di insalata o di frutta lavata e-o sbucciata, tagliata e inserita in vaschetta. E’ la versione contemporanea della pietanziera che negli Anni Sessanta i più sfigati si portavano da casa, e che si chiamava "barachin" e "schiscetta" nei due vertici settentrionali dell’ormai defunto triangolo industriale. Almeno però quella mezza bistecca avanzata a cena, quella pastasciutta ormai cotta e condita da ore sapevano di casa. La vaschetta di frutta o di insalata invece sa solo di plastica e di atomizzata globalizzazione.
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22 Dicembre 2006

Dalla parte del capitone

Io sto dalla parte del capitone che in migliaia e migliaia di cucine, in questi giorni, viene inseguito, abbrancato, accoltellato. La tradizione lo esige in tavola, anche se, mi pare, ultimamente sta andando un po’ fuori moda,  vuoi per la pena, vuoi per il ribrezzo di quella coda che ancora si muove mentre frigge nell’olio. Sto dalla parte del capitone, dicevo, e gli auguro une felice fuga fuori dalla finestra come nella scena più famosa del "Natale in casa Cupiello".  Ma che la cosa si fermi lì: un Natale come quello dei Cupiello non lo voglio per nessuno.
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19 Dicembre 2006

In memoria della mostarda

Lascio agli strizzacervelli l’onore e l’onere di spiegare perchè periodicamente, quando apro questo blog, mi vengono in mente i cibi della mia mamma. E comunque, visto che è Natale, voglio dedicare questo post alla mostarda di Cremona, che a casa non mancava mai, insieme al bollito, sulla tavola delle feste. Cercavio di mangiarla in omaggio alle sue radici, e dunque anche alle mie, e nemmeno il pensiero che l’accostamento fra il dolce e il piccante è un’eredità del Rinascimento mi aiutava ad apprezzare. Io cercavo sempre i frutti più zuccherini - i fichi, le ciliege - mentre lei puntava diritta al mandarino, il più piccante di tutti, e poi sempre scuoteva la testa: non era abbastanza forte, una mostarda come Dio comanda era un’altra cosa. L’ultimo vasetto di mostarda di Cremona sta ancora tristanzuolo nella mia dispensa. Non è ancora maturata la sua lunghissima data di scadenza.
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18 Dicembre 2006

Mangiare tutto, tranne la foglia

A proposito di cibo e redazioni di giornali. C’è una sordida, meschina sottospecie di noi pennaioli: i freelance che farebbero di tutto per andare alle conferenze stampa cui "Seguirà buffet". E dunque mai mi basterà il fiato per lodare il collega che al telefono, con voce assolutamente professionale, inviò il collaboratore appartenente alla già citata sottospecie ad una fantomatica conferenza stampa per il lancio della Toma di Bossolasco Alto, comprensiva di un tour alla scoperta di nuovi sapori delle vecchie Langhe e di viaggio in pullman, con partenda da Torino, piazza Solferino, alle 6,45 di una domenica mattina. Il collega dettò anche il numero di telefono cui l’affamato freelance avrebbe dovuto confermare la partecipazione. A quel numero non rispondeva nessuno, e il freelance coscienzioso si sentì in dovere di avvertire il redattore: "Non ti preoccupare: vado direttamente al pullman  in piazza Solferino". La tentazione era forte, ma la respinsi. In quell’alba domenicale non volli neanche andare a vedere il ghiottone che quella volta neanche la foglia era riuscito a mangiare.
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17 Dicembre 2006

Rastorina, chi era costei?

Credo di aver già scritto in questo blog che di professione sono giornaliista. Lavoro in una piccola redazione in cui, a forza di registrare omicidi, arresti e imbecillità della pubblica amministrazione, siamo tutti più o meno affetti da una sorta di sindrome del burn out. E comunque noi giornalisti, abituati a trasformare in notizie le più varie disgrazie umane, anche se siamo (e molti di noi lo sono) persone di cuore, quando siamo seduti dietro le nostre scrivanie teniamo una iena appollaiata sulla spalla destra, e un avvoltoio su quella sinistra.

Tutto questo per contestualizzare uno scherzo gastronomico che un mio disgraziatissimo collega ha fatto a un collaboratore di primo pelo, un giovincello incapace di realizzare che non sempre gli umani, e e comunque non tutti, sono mossi da nobili intenzioni.

Ordunque. Questo giovincello, come si usa oggi, per necessità svolge decine di lavori insieme, e oltre a scrivere occasionalmente articoli ha fatto uno stage presso una piccola ma blasonata azienda alimentare.Saputolo, il mio disgraziato collega si attacca all’email e gli scrive: Ah, le rastorine come le faceva mia nonna! Dolci o salate, fragranti di forno, con quel profumo che solo l’amore di una donna sa dare al cibo. Eccetera eccetera, con diversificate e toccanti variazioni sul tema. E infine: Ma solo quella piccola azienda dove ora sei tu produce ancora le rastorine. Ti sarò infinitamente grato se me ne procurerai qualche confezione.

Mica l’ha mandato a quel paese, il giovane collaboratore intriso di buonismo. Anzi: Rastorine? Mai sentite, ma aspetta che vado a chiedere ai vecchi dell’azienda, ha risposto. E poi, vinto ma non domo: Possibile?, ha scritto ancora, qui nessuno sa niente, ma domani cercherò il titolare e poi ti saprò dire.

Non ha mai capito, il tapino, che le rastorine erano state inventate a suo esclusivo uso e consumo. Ma per dare corpo e consistenza allo scherzo, un altro disgraziatissimo collega ha chiesto alla compagna di inventarsi la ricetta, e di metterla on line. Le rastorine sono qui, da molti collaudate e per quattro pagine di forum culinario commentate.

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Rieccomi

Rieccomi: ho voglia di ripartire. A volte gli eventi ti tritano, ma sono felicemente sopravvissuta e scrivere mi piace sempre. Grazie a quelli che, in questi due mesi, si sono fatti vivi con me. E grazie soprattutto a quelli cui non ho risposto.

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