Senza neanche il conforto di una “schiscetta”
Non finisco mai di stupirmi per quanto è cambiato il modo di mangiare a mezzogiorno. Anni Sessanta: tutti a tavola. La mater familias aveva adeguatamente spignattato in mattinata e ammanniva primo, secondo, contorno e frutta ai figli che avevano finito la scuola e al marito rincasato per un paio d’ore dall’ufficio. Poi è venuta l’ora delle mense scolastiche ed aziendali, ma anch’esse sono tramontate con l’avvento di part time, lavori atipici, orari frammentati quanto è frammentato il lavoro: solo il 18 per cento degli italiani che pranzano fuori casa per lavoro, dice l’ultimo sondaggio, ha il pur rude conforto di una mensa. Gli altri, ormai inavvicinabile la frequentazione quotidiana del ristorante, ingoiano panini e pizze, oppure si portano da casa - pardon, dal supermercato - una confezione di insalata o di frutta lavata e-o sbucciata, tagliata e inserita in vaschetta. E’ la versione contemporanea della pietanziera che negli Anni Sessanta i più sfigati si portavano da casa, e che si chiamava "barachin" e "schiscetta" nei due vertici settentrionali dell’ormai defunto triangolo industriale. Almeno però quella mezza bistecca avanzata a cena, quella pastasciutta ormai cotta e condita da ore sapevano di casa. La vaschetta di frutta o di insalata invece sa solo di plastica e di atomizzata globalizzazione.
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