La catena di montaggio del pasto fai-da-te
Rimango basita tutte le volte che esploro le abitudini alimentari degli americani. Stavolta è oggetto del mio inorridito stupore una roba che si chiama "Meals in Thyme", e che è in funzione da ottobre a Cape Girardeau e a Springfield, nel Missouri. Rappresenta il "questo-l’-ho-cucinato-con-le-mie-mani" portato al grado supremo della finzione.
Funziona così. Si ordinano via internet 6 o 12 menu per 2, 4 o 6 persone da un ricettario che cambia ogni mese. Contestualmente, si prende un appuntamento con il locale. Ti faranno trovare gli ingredienti già pesati, le istruzioni per assemblarl sul posto (ti forniscono anche i coltelli), i contenitori impiliabili da freezer per portarti a casa il tutto e le etichette con le istruzioni di cottura. Se sai leggere sai anche cucinare, è il loro motto. A parte il risparmio (12 menu per 6 persone costano 199 dollari), trovo che l’unica differenza rispetto all’approvvigionamento presso la rosticceria sotto casa sia la seccatura di dover prendere un ennesimo appuntamento in aggiunta a quelli del lavoro, col dentista e col parrucchiere.
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Il logo è "tarocco", ed è evidentemente ispirato al McDonald’s. L’ha issato sul suo fast food in Kurdistan un intraprendente iraniano. In Kurdistan, dove gli americani sono ben visti, e non a Baghdad. Il proprietario vende ogni giorno un migliaio di hamburger (ovvero polpette) a 1,25 dollari l’una: mica male per un Paese dove un salario mensile di 300 dollari è già considerato buono. Egli si professa inoltre filoamericano e "fratello" in spirito del presidente Bush. Bisognerà vedere se tutto questo attaccamento alle stelle e strisce sarà sufficiente ad evitargli grane da parte di McDonald’s, che non ha voluto cedergli il marchio originale sostenendo che in Iran non c’è democrazia.

