Metacibica

Ognitantile di arte e varia umanità

Archivio di Maggio 2006

26 Maggio 2006

Mannaggia alla Telecom

Ho un diavolo per capello, anzi due o tre, e lasciatemi usare questo pulpito improprio per cavarmi una moltitudine di sassolini dalle scarpe e scagliarli contro la Telecom, che mi lascia orfana di telefono e Adsl per almeno un mese. Faccio trasloco, ho bisogno di un nuovo numero telefonico con l’Adsl, e il mercato della telefonia sarà anche liberalizzato ma i nuovo allacciamenti (almeno qui dove abito) li fa esclusivamente la Telecom: a un altro gestore telefonico potrò rivolgermi soltanto dopo. Sottolineo che la casa orfana di telefono e Adsl non è in mezzo ad una sperduta campagna, no  no. E’ in un centro storico, stoicissimo, dove gli esseri umani abitano dall’Età del Bronzo.

L’Adsl della Telecom è Alice, che dall’apposito sito internet risulta disponibile subito all’indirizzo al quale andrò ad abitare. Mi rivolgo al 187 e me la promettono entro pochissimi giorni. Arriva il tecnico, e constata che la linea ci sarebbe, ma c’è un problema sulla rete: e arrivederci al 27 giugno.
C’è un guasto sulla rete? Ripariamolo. Mi rivolgo al 187, un operatore mi informa che le riparazioni vengono effettuate in pochissimo tempo. Mi fissano nel giro di un paio di giorni un appuntamento con i tecnici, i quali non si presentano.

In compenso il giorno dopo suonano alla casa che sto lasciando non una ma due squadre di tecnici Telecom, ambedue all’oscuro della contemporanea presenza dei colleghi e ambedue convinti che il guasto da riparare fosse proprio lì, nella vecchia casa. Nossignori, e spiego loro dove andare.

Lascio passare un paio di giorni e chiamo il 187: l’Adsl è arrivata? No, mi dice l’operatore: arrivederci al 27 giugno, tutto quel che può fare è inoltrare un sollecito. Mi imbufalisco, temo. Gli dico che non è possibile. Inizia un’agitata conversazione che dura un quarto d’ora, durante la quale lui mi chiede fra l’altro che lavoro faccio. Gli rispondo che faccio la giornalista, e lui: uh, i giornalisti! Allora metto giù perché sennò poi lei riporta questa conversazione sul suo giornale.

Doppiamente imbufalita richiamo il 187 e mi rivolgo al servizio commerciale. Inizia un’altra agitata conversazione che dura un’ora e un quarto di orologio. L’operatore mi conferma che c’è un guasto, mi conferma l’arrivederci al 27 giugno, mi conferma che tutto quel che può fare è inoltrare un sollecito. Espongo i miei capisaldi: l’Adsl, secondo il sito internet di Alice, per la nuova casa è disponibile subito, e allora o me la danno subito o scrivono sul loro sito che l’Adsl è disponibile salvo verifiche tecniche, sennò l’informazione offerta al cliente è come minimo incompleta. Risponde che posso anche aver ragione, però dovrei rivolgere le mie proteste ai responsabili del sito internet, e lui non sa chi siano e non può passarmeli. Può solo darmi l’indirizzo della sede legale Telecom.

Dico : la Telecom  si impegna a riparare entro pochissimo tempo i guasti, perché caspita non lo fanno? Risponde che il problema non è sulla linea, è sulla rete, e lì i tempi sono, non ricordo le sue parole esatte, ma il succo è che sono imperscrutabili. Domando cosa caspita allora abbiano fatto le due squadre di tecnici che sono già venute per la riparazione. Non lo sa, può solo inoltrare un sollecito e allora i tecnici dovranno dare risposta scritta. Quando ci sarà questa risposta? Non lo sa, non esistono termini fissati. Gli chiedo di parlare con il responsabile che segue la mia pratica. Non c’è nessun responsabile della mia pratica. Gli chiedo di passarmi qualcuno. Non può passarmi nessuno. Insisto per parlare con i tecnici che si occupano dei miei lavori. Non sa chi siano. Gli chiedo il numero di telefono dell’azienda, dell’ufficio o di chi caspita è che fa ’sti lavori. Non ce l’ha, non può darmelo. Può darmi solo un numero di fax cui spedire un reclamo scritto, e sarò contattata entro 30 giorni. Mi cadono le braccia.

Gli dico che lui non è lì per risolvere i miei problemi, ma per costruire un muro invalicabile fra i miei problemi e chi, all’interno dell’azienda, ha il potere e la responsabilità di risolverli. Mi risponde che sarà anche professionalmente degradante, ma che lui è un muro. Mi sembra di parlare con il ragionier Fantozzi dei film. Inutile infierire: mi sfogo su questo blog, e arrivederci a quando avrò l’Adsl.
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22 Maggio 2006

Non di solo cane…

Alta cucina per cani e umani, 51 ricette create dal blasonato chef Bruno Barbieri adatte sia al piatto sia alla ciotola. Ebbene sì, questo libro esiste. L’ho scoperto sabato, quando sono andata dal veterinario: e a scanso di equivoci è bene precisare che ci ho portato, per la vaccinazione periodica, l’avanzo di canile municipale diventato, grazie a mia figlia, stabile e beneamato inquilino di casa. Da tempo è inutilmente a dieta: ma non è colpa sua se la natura l’ha creato mortadella e gli ha dato quattro turaccioli per zampe.
Così, ridendo e scherzando, il veterinario mi ha resa edotta dell’esistenza di “Mangiare da cani”, il libro con salutari ed equilibrate ricette da piatto e da ciotola corredate da tempi di preparazione, grado di difficoltà ed eleganti foto a colori. Contempla cose come: insalata di verza e piccione arrosto, spinaci saltati con scaloppe di quaglia, rombo con pappa al pomodoro, minestra di farro con bocconcini di rana pescatrice e salsiccia. Non me ne voglia il cane: se mai cucinerò piccione, quaglia, rombo e rana pescatrice, ritengo più giusto metterli sulla mia tavola, e non nella sua ciotola.
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18 Maggio 2006

Stasera pesto anch’io!

Gioite ed esultate con me per il piccolo miracolo di stasera, voi tutti che fin dall’infanzia siete stati perseguitati da insegnanti, genitori e parenti tutti perché non mangiate il formaggio nemmeno sulla pastasciutta e perché lontano un miglio ne avvertite ed evitate l’odore. Basterebbe che passasse un principio di semplice rispetto: chi vuole il formaggio sulla pasta, lo aggiunge al suo piatto. E invece ce ne hanno fatte di tutti i colori: le maestre a insistere spietate con la loro pasta già condita della mensa scolastica, ovviamente con formaggio incorporato, perché così mangiano tutti e così tutti devono mangiare. I padri (almeno il mio) con il tipico “Finché non mangi questo, non mangi nient’altro” che andava di moda quaranta e rotti anni fa: e garantisco che, fra me e mio padre, era un combattimento ad armi pari il cui vincitore poteva tranquillamente aspirare al Nobel della Testadura.

E le madri! La mia ha sempre chiuso un occhio, anzi tutti e due, sulle altre mie ripulse alimentari e ha messo in atto strategie levantine affinché mio padre ed io non litigassimo sul gorgonzola. Ma era nata e cresciuta proprio dalla terra del parmigiano: passi il no al groviera, passi perfino il no alla ricotta e alla mozzarella, ma per lei era semplicemente inconcepibile che il parmigiano non lo volessi neanche sulla pastasciutta. Ha provato invano a farmi fessa migliaia e migliaia di volte, e le ultime ero già molto abbondantemente adulta, incorporando il parmigiano al sugo e poi negando con finto stupore quello che io annusavo non appena varcata la soglia della cucina.

E dunque il pesto pronto tendo appena posso ad evitarlo: togli il coperchio e senti subito l’inconfondibile, orrido odore. Confesso che ho aperto con un certo scetticismo il barattolo di pesto che la San Lorenzo mi ha mandato insieme alle trofie per il sesto comple-mese di Metacibica. Ma, miracolo!, non sa di formaggio, non c’è l’ombra di sapore né di odore. Mia figlia e io l’abbiamo mangiato di gusto, stasera, e neanche lei ha avuto alcunché da ridire. Eppure, per evitare che venisse su come me, quando era piccolina piccolina compii invano l’atto eroico di mangiare davanti ai suoi occhi il cubetto di pecorino che lei ostinatamente rifiutava…
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16 Maggio 2006

Pinocchio bottaio

pinocchio il bottaio.gif“C’era una volta… - Un re! - , diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”. E a queste prime righe del “Pinocchio” di Collodi bisogna ora aggiungere un capitolo collaterale, per raccontare il destino dei trucioli prodotti da maestro Ciliegia mentre scolpiva il burattino. Quei trucioli finiranno nel vino, per conferirgli rapidamente l’aroma invecchiato che altrimenti dovrebbe maturare nelle botti di legno. La Commissione Ue sta decidendo in questo senso per proteggere (ebbene sì!) i viticoltori europei dalla concorrenza dei produttori sudafricani ed americani, che già attuano questa pratica. Tutta la storia è qui.
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15 Maggio 2006

Scapigliamoci tutti

scapigliativo.jpgTalmente vecchio che è nuovo di nuovo. Vale per gli accessori Anni 70 miracolosamente sopravvissuti in fondo a qualche cassetto e, più a ritroso nel tempo, vale per l’aperitivo, che ora a New Kork, Londra e Parigi va di moda new bohèmien; a Milano, neo scapigliato. Donde il vocabolo “scapigliativo”. cinesina.jpg
Non più rampanti cocktail superalcolici e piatti traboccanti di cibo in location patinate, bensì Zucca, ghiaccio e Vanil shakerati (il mix si chiama “Fuori di Zucca”) accompagnati da leggeri finger food in un ambiente il più possibile retrò, come potrebbe essere il Bar Zucca di Milano (in Galleria, piazza Duomo 21), che tiene a battesimo la tendenza. E ci si sente/ci si mostra giovani intellettuali squattrinati che conducono una vita libera, disordinata, creativa e anticonformista.
Per sottolineare questo aspetto a Milano sono state organizzate due street parade (l’ultima ieri, domenica; da questo link viene anche la foto in alto): acconciature paradossali, barba e baffi vintage, e magari una bottiglia di Rabarbaro Zucca in bella mostra. Trent’anni fa, perché la gente ricordasse e bevesse il Rabarbaro Zucca, bastava prendere una cinesina e mandarla a fare la “Z” a Carosello…
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10 Maggio 2006

L’oppio delle papille gustative


Sarà anche il Nobel della letteratura enogastronomica, sarà anche un evento planetario, ma io canto fuori del coro: mi sembra che questi si siano avventurati in un’improbabile ricerca del Sacro Graal culinario. Fra il 17 e il 21 maggio, a Kuala Lampur, in Malesia, si svolgerà il “Gourmand world cookbook awards 2005”, per i titoli pubblicati in tutto il mondo lo scorso anno. Premiano le parole e le immagini con cui vengono descritte le alchimie del gusto e perdono totalmente di vista quello che c’è dentro il piatto, perché non uno, non uno solo, dei riconoscimenti verrà attribuito il base ai sapori, ma soltanto tenendo conto delle parole e delle immagini ricamateci su. Insomma: trasformano la letteratura nell’oppio delle papille gustative.

Le categorie in concorso, fra libri di cibo e libri di vino, sono una quarantina, e le opere italiane in gara sono praticamente una legione. Fra di esse, sembra in pole position “La quadratura dell’uovo” di Carlo Cracco, del “Cracco peck” di Milano. Concorre per le categorie Letteratura, Design, Illustrazioni. Cracco scrive dell’uovo sotto vari aspetti: oggetto di interesse matematico e geometrico, simbolo della nascita del mondo, fonte di ispirazione di artisti e designer. Sciorina nel libro quattro ricette: tuorlo d’uovo marinato con asparagi bianchi e mandorle; tuorlo d’uovo marinato con frittata bianca di orzo al pepe di Sichuan (il quale, ho appreso per l’occasione, “ha la favolosa proprietà di non essere assolutamente piccante, ma di sprigionare in bocca una ventata di freschezza indimenticabile!”); zuppa di patata con capperi secchi e uovo grattugiato; tuorlo d’uovo marinato al nero di seppia e ficoidea glacialis. E la ficoidea, confesso la mia ignoranza, ci ho messo 10 minuti su Google, ma non sono riuscita a capire cosa sia.

Fra i titoli italiani in concorso alcuni vanno sul concreto e sulle ricette, tipo quelli della collana “La grande cucina” della Rizzoli o “I dolci delle Venezie”; altri sono assolutamente teorici e di nicchia, tipo “L’assaggio dell’aceto balsamico di Modena”. Sul sito del concorso c’è l’elenco completo dei concorrenti, ma nessuno ha ancora provato ad estrapolare quelli provenienti dal Patrio Stivale. Ho provveduto col fai-da-te, casomai qualcuno ci trovi il suo personale Sacro Graal. Ogni opera è accostata alla categoria (in inglese) per cui concorre.

Best single subject for food book: "L’assaggio dell’aceto balsamico di Modena" (Centro Studi e Formazione Assaggiatori)

Best desserts cookbook: “I dolci delle Venezie. Torte, biscotti e golosità del Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia”, di Giampiero Rorato (Terra Ferma)

Best fish and seafood book: “Pesce”, collana “La grande cucina” (Rizzoli)

Best innovative book food: “La cucina un mondo da scoprire”, self published di María Magdalena Sepúlveda Romero

Best easy recipe book: “La cucina delle stagioni” di Giulana Bonomo, fotografie di Giuseppe Pisacane (Mondadori)

Best Latino cusine book: “Messico, Caraibi, America del Sud”, collana “La grande cucina” (Rizzoli)

Best Mediterranean book: “Mediterranea”, collana “La grande cucina” (Rizzoli)

Best Asian cusine book: “Oriente”, collana “La grande cucina” (Rizzoli)

Best food book entertaining: “Decorare la tavola con frutta e verdura”, di Marco Sabatini, fotografie di Massimo Bottura (Mondadori)

Best vegetarian book: “Vegetariana”, collana “La grande cucina” (Rizzoli)

Best cookbook illustrations: “La Quadratura dell’Uovo” di Carlo Cracio, grafica di Claudio Papola (Fernando Folini)

Best cookbook design: “La Quadratura dell’Uovo” di Carlo Cracio, grafica di Claudio Papola (Fernando Folini)

Best bread book: “Pane”, collana “La grande cucina” (Rizzoli)

Best food literature book: “La Quadratura dell’Uovo” di Carlo Cracio, grafica di Claudio Papola (Fernando Folini)

Best series of food book: “La grande cucina”, 35 volumi (Rizzoli)

Best cheese book: “I formaggi del Veneto nel piatto. Storie e ricette di 40 formaggi di pianura e montagna" (Terra Ferma)

Best book on European wine (outside France): “Friuli, land, people, wine” di Andrea Zanfi, foto di Gio Martorana (Carlo Cambi Publishing Co)

Best book on New World wines: “Vini dal Mondo” di Luca Maroni e Debora Bionda (Rizzoli)

Best book on matching food and wine: “Vini dolci, vini con salumi e formaggi”, direttore editoriale Alberto Andreini (Bonechi)

Best wine guides: “Guida ai bordolesi d’Italia. Cabernet, Merlot” di Bruno Donati (Terra Ferma)

Best wine and spirits photography/illustration book: “La vite e il vino nelle Marche”, di Antonio Ricci, fotografie di Giorgio Tassi (Bolis Edizioni)

Best wine book for professionals: “Speaking of wine. Inglese per professionisti del vino” di Mia Farone Rosso, Patricia Guy, Josephine Taylor; traduzione di Maurizio Rosso (Omega Edizioni)

Best wine atlas/tourism books: “Le terre del vino. Vini, sapori, itinerari. Toscana, Sicilia, Piemonte, Triveneto”, direttore editoriale Alberto Andreini (Bonechi)

Best wine education book: “Conoscere il vino” di Luca Maroni, con la collaborazione di Debora Bionda (Rizzoli)
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8 Maggio 2006

Ristorante erotico

La contiguità fra la tavola e il letto, vista dalla parte di coloro che amano la carne fresca e ai quali piace papparsi buoni bocconcini. A Berlino, piazza Marlene Dietrich 1, apre il ristorante erotico “Belle et fou”: chef famoso, arredo griffato, ambienti dominati dal rosso e dal violetto, cameriere vestite da una stilista e ballerine svestite che, tre volte al giorno, interpretano scene da un matrimonio. L’ingresso costa 69 euro e comprende gli antipasti. E poi c’è tutto il resto, compreso un cucchiaino di caviale (12 euro) servito a colpi di frusta da una cameriera in costume da domina.
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6 Maggio 2006

Mangioni extralarge

Credevo che le gare a chi mangia di più si facessero solo in America, ma Cavour (Torino) domani, domenica, c’è il “Pranzo pantagruelico” (1, 2) riservato a persone dai 100 chili in su, con pubblica pesatura dei concorrenti prima e dopo il banchetto. Il menu contempla sette antipasti (uno solo di verdura, gli altri di carne), un primo (agnolotti al sugo d’arrosto), tre secondi (arrosti di fagiano, maiale e vitello), frutta, zabaione e paste di meliga.
Un concorso analogo già si svolgeva a Cavour nel dopoguerra, ma la tradizione si interruppe negli Anni 70. Nel 1955 cinquanta grassoni consumarono 92 chili di asparagi, 48 zamponi, 27 trote, 47 polli, 12 capretti eccetera. Nel 1959 i concorrenti erano 80: due quintali di asparagi, 300 trote, 15 capretti , un camion di frutta e tutte le varie ed eventuali del caso. In quegli stessi anni passarono alla storia due signore che, al dessert, si fecero servire sette fette di torta, nonché un verduriere che dopo il dolce si mangiò un pollo tutto intero.
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4 Maggio 2006

La gara dei salami

L’invito arriva da un collega, ed è come minimo inconsueto: partecipare alla quinta gara di salami ”Gallo azzurro”. Partecipare come giurato, occorre precisare. L’ha ricevuto un giornalista che si occupa di borsa e finanza, e su questa sua inconsueta esperienza avvenuta a Sassuolo (Modena) oggi ha scritto un pezzo davvero gustoso. Secondo me meritava l’home page, e invece il sito trend-online.com l’ha nascosto nella pletora di news cui si accede ciccando su “Primo piano”.
Così l’articolo è in fondo in fondo alla classifica quotidiana dei più letti su trend-online.com. Al primo posto ce n’è uno che inizia: “L’S&P/Mib è ormai avviato verso la conclusione di un importante diamante. Alla formazione broadening evidenziata a marzo, infatti, è seguito un triangolo” eccetera eccetera. E invece quanto è godibile la descrizione della gara, il ritratto che quel giurato abituato ad interessarsi di tutt’altre faccende dipinge di se stesso in mezzo ai salami e la reazione degli sconfitti, che hanno mani grandi quanto badili e che protestano brandendo in aria salami grossi come bastoni. Davvero, la vita a volte è ingiusta. Ingiusta coi giornalisti almeno quanto lo è coi salumai.
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1 Maggio 2006

I Nas con la tonaca

Non riusciamo neanche ad immaginarli, i Nas con la tonaca che controllano le buste di insalata affinché non vi si annidi un bacherozzo. Non perché il bacherozzo fa schifo, ma perché non è un cibo kasher (o kosher, dir si debba), così come non lo sono il maiale, i pesci senza squame, determinate combinazioni di ingredienti e mille altre cose.
Proviamo a guardare con gli occhi di una bambina di sette anni le reti di divieti religiosi incrociati fra cui deve fare lo slalom l’alimentazione di un ebreo osservante. Sono precetti non obbediscono ad alcuna logica: è così e basta, perché determinate cose sono state create da Dio come impure, e anche il corpo diventa impuro se esse vi vengono introdotte. E dopo che avremo guardato tutto ciò con gli occhi di una bambina avremo "L’age de raison", ovvero il cortometraggio di Myriam Aziza che ieri, lunedì primo maggio, ha vinto la sezione “Slow Food on film” del festival di cortometraggi “Cinema corto in Bra”. Qui il sito del festival, e qui tutto lo “Slow Food on film”.
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