Metacibica

Ognitantile di arte e varia umanità

Archivio di Gennaio 2006

31 Gennaio 2006

Spilli e cioccolato


Manuela Carraro, "Sarò buona", 2005, tecnica mista (cioccolato, seta, spilli), cm 130×60x45

Seta, spilli, cioccolato e una promessa: "Sarò buona". Voglio proprio fare un salto ad Aosta, per la mostra "Le immagini affamate. Donne e cibo nell’arte". Ci sono tele del Cinque e Seicento: donne dipinte da uomini mentre preparano o vendono cibi, e cibi (solari nature morte con frutta) dipinti dalle rare donne pittrici. Soprattutto, ci sono opere del XX e XXI secolo di artiste donne in cui il cibo diventa espressione di disagio: come il "Sarò buona" qui sopra. Davvero voglio fare un salto ad Aosta: ho tempo fino al 7 maggio.
(more…)

4 Commenti »

24 Gennaio 2006

Olimpici (dis)gusti II

Visto che siamo in tema di Olimpiadi invernali, stasera vi porto con me ad assaggiare i vini e i cioccolatini dell’Olympic Superstore di piazza Vittorio Veneto, dove sono in vendita i Prodotti Ufficiali (con la maiuscola, mi raccomando) di Torino 2006. Vabbè, entriamo: e lascio ad altri il giudizio su questa specie di tendone da circo giallo e rosso installato in una piazza dalle linee sobrie, eleganti e severe (1, 2). In fondo al padiglione, sotto ai televisori al plasma che trasmetteranno la diretta delle gare, c’è uno spazio riservato agli olimpici vini piemontesi. Una bottiglia di Barbaresco Docg da 0,75 litri costa 28,9 euro (un commesso sta spiegando ad una comitiva di orientali che "Barbaresco is a strong uààin"; ha una pronuncia inglese quasi peggiore della mia, ed è già una gran cosa); Barbera d’Alba Doc 7,9 euro; Langhe Nebbiolo Doc 9,9; Barolo Docg 29,9; spumante Asti Docg da uve Moscato 9,9; spumante Piemonte Doc 18,9. Punto, coi vini (fatte salve le combinazioni) abbiamo finito.
Restano i cioccolatini. Gianduiotti (scatola di latta da 215 grammi: 19 euro; scatola di cartone da 550 grammi: 19,9 euro; eccetera); non meglio definiti "Napolitains" e "Ori Olimpici" al latte (rispettivamente, 90 grammi, 8 euro; 250 grammi, 8,5 euro); barrette di gianduia fondente (mai sentito) e gianduia al latte (idem): 50 grammi per 2,25 euro. Punto, anche qui abiamo finito. Ed è tutto: nel senso che se mai a qualcuno interessassero altri cibi o altri vini piemontesi se li va a cercare per conto suo.
Però esclusivamente in piazza Vittorio ci sono gli olimpici "bells", introvabili addirittura nel negozio on line (25 euro per la versione "large"): servirebbero, credo, per fare il tifo durante le gare, e ricordano irrimediabilmente i campanacci delle mucche al pascolo. Sono un’autentica perla, ma rischiano di passare inosservati talmente sono sovrabbondanti gli olimpici oggetti tipo le ciabatte infradito "Torinfra" da 6,99 euro: per lo meno non le hanno battezzate con i nomi delle località sciistiche, riservati ai maglioni norvegesi
(more…)

Nessun Commento »

22 Gennaio 2006

Olimpici (dis)gusti

Prendete un giapponese e ficcategli sotto il naso un pezzo di latte rancido coagulato e salato che è stato lasciato per un mese in mezzo al fieno. Che faccia farà il giapponese? Aprirà la bocca all’assaggio o la torcerà in una smorfia di disgusto?
Per giapponesi, australiani ed esotici affini sono pronti centi chili di latte rancido trattato in quel modo. Con il nome di "saras del fen" ("ricotta del fieno"), fanno parte delle specialità tipiche piemontesi con cui saranno nutriti allenatori, accompagnatori e spettatori delle Olimpiadi invernali Torino 2006. Ad essere giusti, la stragrande maggioranza di queste specialità ad occhio e croce è accettabilissima, ed anzi gustosa, per il palato medio planetario. In ogni caso, non credo proprio che stecchiranno qualcuno i dolci torcetti (per il nutrimento olimpico ne sono pronti 2 mila chili) e gli altrettanto dolci canestrelli (200 chili). E neanche le ciliegie di Pecetto e i peperoni di Carmagnola (rispettivamente mille e duemila barattoli), i grissini stirati (2 mila chili) e "rubatà" (7500 chili). Tantomeno potranno nuocere ad alcuno i mille chili di cioccolatini alla menta di Pancalieri. L’elenco completo dei cibi olimpici è qui.
Però ogni cucina regionale ha i suoi aspetti estremi. In un ristorante romano autenticamente tipico, davanti ai rigatoni con la pajata un parigino farà più o meno la stessa faccia del giapponese di fronte alla ricotta piemontese. O, se volete ancora un po’ di disgusto, davanti alla "mustardela" (500 olimpici chili), che sarebbe poi un salame fatto con sangue, polmone, lingua e scarti vari di maiale.

P.S. Da tre mesi a Torino fa un freddo cane, ma non c’è l’ombra di neve, nè in città nè (salvo quella artificiale) in montagna. E’ il Cielo che li punisce: e non per il "saras" nè per la "mustardela"…

(more…)

Nessun Commento »

17 Gennaio 2006

Troppo zucchero nel cioccolato

Ai miei tempi, e non era neanche poi il Giurassico, i ragazzi leggevano Salgari: Corsaro Nero, Tigri di Mompracem e Perla di Labuan. Ora preferiscono (giustamente) Roald Dahl, con i suoi Sporcelli e il suo GGG. E’ un grande, Dahl, e quando capita lo leggo volentieri anche se sono grande. Eppure Dahl ha scritto anche un libro che non mi piace, La fabbrica del cioccolato, perché la trama è un po’ troppo oleografica per i miei gusti: il bambino beneducato dalla povertà riesce a superare tutti gli ostacoli e a mangiare tutta la cioccolata che desidera. Mi è venuta in mente La fabbrica del cioccolato perché  è nata la Banca del cioccolato (1, 2): quando il cioccolato diventa invendibile anche se è ottimo (difetti di confezione, approssimarsi della data di scadenza…), alcune  aziende di buona volontà lo mettono a disposizione di “bambini negli ospedali, anziani negli ospizi o disabili in centri specializzati” affinché abbiano anche loro “un po’ di dolcezza”. Dove sta il pelo che io trovo in questo uovo altrimenti così ben scodellato? Sta nel fatto che già esiste un ente no profit, il Banco alimentare, che da anni si occupa di ritiro e distribuzione ai bisognosi di prodotti alimentari ottimi ma invendibili. Perché non si sono rivolte al Banco anche le aziende del cioccolato, se davvero sono animate solo dalla buona volontà?
(more…)

4 Commenti »

16 Gennaio 2006

In principio era la sfoglia

“Onorevoli colleghi! In principio era la sfoglia”. Esordisce così, proprio così, la proposta di legge numero 6241 che l’onorevole Franco Grillini ha annunciato alla Camera dei Deputati. Titolo: "Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della sfoglia emiliano-romagnola e del mestiere di sfoglina/o”. Il tutto dedicato alla memoria della di lui mamma, Mafalda Nannetti, provetta autrice di tagliatelle e anolini.La proposta di legge vuole creare il “Comitato regionale per la tutela della sfoglia emiliano-romagnola”, istituire “la figura professionale della sfoglina/o” munita/o di apposito diploma regionale, varare “campagne di educazione al gusto”. Eccetera. Un po’ del mio sangue viene da quelle terre: so quanto è buona la vera sfoglia emiliana, la pasta fatta in casa e tirata a mano col matterello finché non diventa trasparente come carta velina. So che c’è poco da fare e da dire: la pasta fatta a macchina avrà anche gli stessi ingredienti, ma è tutt’altra cosa. Però la pasta fatta in casa vivrà finché vivranno le mamme e le zie che la sanno fare (io, non mi ci provo nemmeno): affidarla alla “figura professionale della sfoglina/o” vuol dire ricoverarla in un reparto di rianimazione, dove disciplinari di produzione e comitati di valorizzazione hanno la stessa funzione dei monitor e dei sensori che fanno bip bip al capezzale di un malato grave. E vuoi mica confrontare la pasta fatta in casa con il vitto da ospedale…

(more…)

Nessun Commento »

14 Gennaio 2006

Anoressia santa?

Nell’ambito delle mie onnivore letture, ho appena metabolizzato “Sacro convivio sacro digiuno”, di Caroline Walker Bynum. Si occupa di sante medievali, vedi Caterina da Siena, che molti studiosi contemporanei hanno classificato come anoressiche (1, 2). Opinione della Bynum: non è opportuno parlare di anoressia, perché le sante attraverso il digiuno non negavano se stesse e il proprio corpo, ma anzi proprio attraverso il corpo digiunante si realizzavano, ottenendo un potere altrimenti impossibile su se stesse e sul proprio destino, sulla famiglia e sulla collettività. 

Mi sta stretto il pensiero di pontificare giudizi sulle sofferenze altrui, ma non vedo la differenza:  mi sembra che le anoressiche contemporanee raggiungano esattamente gli stessi effetti di cui parla la Bynum a proposito delle sante medievali. La differenza sta semmai nel fatto che le sante fondevano la loro carne digiunante e sofferente con la sofferenza salvifica di Cristo, mentre le anoressiche digiunano, soffrono e basta. Se ho detto eresie, scusatemi: non sono né psichiatra né psicologa, nè tantomeno  santologa. Anzi: ho un vistoso debole per gli eretici.


(more…)

Nessun Commento »

11 Gennaio 2006

Gli americani presi in castagna

Che goduria quando scopri un’americanata alimentare che gli americani stessi ancora conoscono. Personalmente, non riesco a inserire in un’altra categoria mentale la birra di castagne. Una roba che non sta né in cielo né in terra, bensì nell’empireo delle ultimissime mode italiane non ancora diffuse nel resto del mondo, con la sola eccezione, pare, della Corsica: e da lassù strizza l’occhio allo Slow Food e alla Cultura, tutti rigorosamente con le maiuscole. Sarà infatti il direttore culturale di Unionbirrai, l’associazione (culturale, ovviamente) dei produttori artigiani di birra, a tenere a battesimo, martedì 17, le varietà di birra messe a punto dai birrifici artigianali impiegando castagne bollite o arrostite (1, 2, 3). Si potrà assistere al rito porgendo un biglietto da 20 euro. Ditelo a quell’attaccabrighe di Asterix, perennemente attaccato ad un boccale di cervogia fatta solo di luppolo e cereali. Ditelo ad Apicio, buongustaio della Roma antica: lui, se cucinava le vili castagne (qui il testo latino, paragrafo 191), almeno cercava di farle somigliare alle più nobili lenticchie. O, se non volete rischiare, ditelo agli americani: i loro importatori di birra sono già in brodo di giuggiole.

(more…)

Nessun Commento »

6 Gennaio 2006

La fava della Befana

Dalle mie parti si mette una fava nella focaccia dolce che si mangia il giorno della Befana. C’è anche in quelle che si acquistano in pasticceria. Chi la trova, si dice che è re per un giorno e che sarà fortunato per tutto l’anno. Di solito, nell’immediato, è fortunato il suo dentista. Se avessi due o tre vite a disposizione indagherei il nesso fra la fava nella focacciqa e l’uso medioevale di scegliere, nel giorno dell’Epifania il Re dell’imminente Carnevale. Visto che la vita disponibile è una sola, e che in essa riesco a ridere anche id me stessa (oltre che del resto del mondo) i miei familiari dicono che il giorno della Befana è la mia festa, e mi regalano qualcosa. Una volta fu l’aspirapolvere. Quest’ anno da mia sorella un paio di calze. Chissà se mai penseranno alla Firebolt di Harry Potter.
(more…)

Nessun Commento »

4 Gennaio 2006

La pizza e il frullatore

Pare che la notizia, sebbene proveniente dall’italianissima Altamura (Bari), l’abbia data per primo ieri il francese Libération: un panettiere ha messo ko a suon di pizzette e focaccine l’antistante McDonald’s, costringendolo a ignominiosa chiusura. Questa versione culinaria della storia di Davide e Golia a prima vista sembrerebbe la conferma che la libera concorrenza su scala planetaria distribuisce possibilità di successo a tutti: se un oscuro fornaio la spunta su una multinazionale della ristorazione, anche un bambino nero figlio di alcolizzati può diventare presidente degli Stati Uniti.
Sembrerebbe così, ma solo a prima vista. Il punto invece secondo me è un altro. Se siamo quel che mangiamo, come diceva il buon vecchio Feuerbach, cominciamo ad essere tali quando, bambini, non possiamo fare altro che inghiottire ciò che mammà ci porge col cucchiaino. Così, anche se assaggiamo volentieri kebab e tempura, o magari un McChicken, poi finiamo sempre per tornare dove siamo partiti: ossia, a seconda dei casi e delle latitudini, alla bagna cauda, alla pastiera napoletana o, nella fattispecie, al pane di Altamura. Per questo, se posso azzardare un vaticinio, gli infiniti modi di fare cucina saranno risucchiati per ultimi da quell’immane e spietato tritatutto planetario chiamato globalizzazione che sta omogeneizzando e digerendo persone, modi di essere e culture. E chissà, forse prima di quel momento il tritatutto si sarà addirittura fermato. Mi sembra di fare opera di resistenza umana, mi sembra di proteggere qualcosa dal vortice del Grande Frullatore, quando ogni tanto riesco ancora a mangiare i pisarei e fasò come li faceva la mia mamma piacentina. Una cosa del genere, per sé e per i suoi concittadini, l’ha fatta il panettiere di Altamura.
(more…)

4 Commenti »

L’oro in bocca

Mi ispiro alla mia vicina di blog, che ha dedicato all’oro il primo di una serie di post sui metalli nei cibi. Più che alle disgrazie del povero re Mida (quel che toccava si trasformava in oro prima che riuscisse ad addentarlo), penso al concetto medievale e rinascimentale secondo cui ad ogni classe sociale si addicono determinati cibi, che ad altri nuocciono. Così i nobili mangiavano alati pavoni, i cafoni mangiavano i maiali che grufolano nel fango e il contadino Bertoldo morì fra aspri duoli per non poter mangiar rape e fagioli. Dopodiché scodello qui una ricetta tratta dall’archivio on line del prestigioso mensile “La cucina italiana”, che prevede l’impiego dell’oro in foglia (acquistabile nei migliori colorifici) per condire i tortellini. Però non so quanti siano i veri signori che li meriterebbero. Io conosco piuttosto intere legioni di villani rifatti, e ad essi dedico l’aneddoto riportato da Pellegrino Artusi, nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, a margine della ricetta di un budino. Orbene: a metà del Quattrocento un tale di molte ambizioni e di scarsi strumenti culturali volle dare un banchetto di gala. Però non sapeva tagliare e servire il pavone arrosto (taroccato) portato in tavola con tutte le sue penne, come allora si usava. Inoltre, per confezionare la gelatina colorata raffigurante gli stemmi dell’ospite d’onore e del suo sponsor, usò verderame, biacca e cinabro. Il conseguente maldipancia narrato dall’Artusi lo estendo volentieri a tutti i villani rifatti. E a quelli potenti in primo luogo.
(more…)

Nessun Commento »