Pare che la notizia, sebbene proveniente dall’italianissima Altamura (Bari), l’abbia data per primo ieri il francese Libération: un panettiere ha messo ko a suon di pizzette e focaccine l’antistante McDonald’s, costringendolo a ignominiosa chiusura. Questa versione culinaria della storia di Davide e Golia a prima vista sembrerebbe la conferma che la libera concorrenza su scala planetaria distribuisce possibilità di successo a tutti: se un oscuro fornaio la spunta su una multinazionale della ristorazione, anche un bambino nero figlio di alcolizzati può diventare presidente degli Stati Uniti.
Sembrerebbe così, ma solo a prima vista. Il punto invece secondo me è un altro. Se siamo quel che mangiamo, come diceva il buon vecchio Feuerbach, cominciamo ad essere tali quando, bambini, non possiamo fare altro che inghiottire ciò che mammà ci porge col cucchiaino. Così, anche se assaggiamo volentieri kebab e tempura, o magari un McChicken, poi finiamo sempre per tornare dove siamo partiti: ossia, a seconda dei casi e delle latitudini, alla bagna cauda, alla pastiera napoletana o, nella fattispecie, al pane di Altamura. Per questo, se posso azzardare un vaticinio, gli infiniti modi di fare cucina saranno risucchiati per ultimi da quell’immane e spietato tritatutto planetario chiamato globalizzazione che sta omogeneizzando e digerendo persone, modi di essere e culture. E chissà, forse prima di quel momento il tritatutto si sarà addirittura fermato. Mi sembra di fare opera di resistenza umana, mi sembra di proteggere qualcosa dal vortice del Grande Frullatore, quando ogni tanto riesco ancora a mangiare i pisarei e fasò come li faceva la mia mamma piacentina. Una cosa del genere, per sé e per i suoi concittadini, l’ha fatta il panettiere di Altamura.
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Scritto da mariaferdinanda alle 14:45, in news
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